Il denaro e la legge dell’attrazione – prima parte

Il titolo di questo post si riferisce a due degli argomenti più trattati da Steve Pavlina. Il denaro, a cui lui attribuisce sempre il significato di abbondanza, di opportunità, di strumento di libertà e di mezzo al servizio del bene comune; e la legge dell’attrazione, che può essere utilizzata per attrarlo nella propria vita. Non si tratta però di un processo automatico. Non basta desiderare denaro per ottenerlo.

Leggendo il post intitolato appunto Il denaro e la legge dell’attrazione, di cui qui vi propongo la prima parte tradotta gratuitamente, si capisce che è richiesto da parte nostra un cambiamento di mentalità per poterne beneficiare.

 

“Quando ho scritto che avrei iniziato a fare coaching con una tariffa di 500 dollari all’ora sapevo già che avrei avuto molte reazioni contrastanti e quindi non sono rimasto sorpreso.

Alcuni hanno affermato che è sbagliato chiedere 500 dollari all’ora perché si tratta di un prezzo troppo elevato che molti non possono permettersi e inoltre mi fa apparire particolarmente avido.

Altrettanti mi hanno messo in guarda dicendomi che, con una tariffa così bassa, avrei ricevuto una quantità eccessiva di richieste. Mi hanno domandato come mai avessi deciso di far pagare così poco. Qualcuno si è detto interessato a sfruttare la situazione e che mi avrebbe contattato per prendere appuntamento e che conosceva anche altri che sarebbero stati interessati a provare una seduta di coaching con me. Mi è stato anche chiesto se si trattava di un prezzo lancio che in seguito avrei aumentato.

La cosa interessante è che avrei ricevuto ugualmente tutti questi commenti se avessi chiesto 50 dollari o 1500 dollari all’ora, anziché 500.

Quanti soldi ci vogliono perché si possa parlare di una grossa somma?

500 dollari sono una grossa somma o no? Dipende dal tuo punto di vista.

Se hai una forma mentis improntata alla scarsità potrebbero sembrarti un mucchio di soldi,  Se invece la tua mentalità è aperta alla ricchezza probabilmente li consideri una somma esigua. Per quanto ti sembri strano è così.

Una volta per me 500 dollari erano un sacco di soldi. A quel tempo arrivavo a fine mese che non mi erano rimasti in tasca nemmeno 100 dollari. Guadagnare 500 dollari in più avrebbe fatto una differenza enorme per le mie finanze per mesi a venire.

Tuttavia, cambiato modo di pensare sul denaro al fine di invitare una maggiore abbondanza nella mia vita, 500 dollari mi sembravano una cifra irrisoria. Potevo averli nel portafoglio in contanti. Se li avessi persi o guadagnati non avrebbe fatto alcuna differenza.

Dopo aver operato questo cambio di mentalità (soprattutto immaginando le sensazioni che avrei provato se la situazione fosse stata reale) non ci volle molto prima che la mia realtà cominciasse a rispecchiare il cambiamento. Ero diventato un “partner vibrazionale” per somme più consistenti. Una volta avrei definito ricco o facoltoso chi avesse più di centomila dollari sul conto in banca. Ora invece mi sembra una cosa normale perché anche io ho una cifra simile.

Alcuni esempi di relatività finanziaria

Ecco alcuni esempi che mi permettono di chiarire il concetto di relatività finanziaria.

Un’agente immobiliare pensa che avere 50.000 dollari in contanti sia normale.

Poco tempo dopo che Erin e io ci eravamo trasferiti a Las Vegas, nel 2004, ci era capitata l’occasione di fare una chiacchierata con una agente immobiliare, che ci aveva detto che voleva mantenere almeno 50.000 dollari in contanti per averli a disposizione (quindi non per fare un investimento). Sorpresi, Erin e io ci eravamo scambiati una veloce occhiata, ritenendo quell’atteggiamento piuttosto snob ed elitario. Non riuscivamo a comprendere come si potesse avere bisogno di 50.000 dollari in liquidità.

Alla fine ci fu chiaro che la nostra reazione alla sua affermazione era esattamente il motivo per cui non eravamo mai riusciti a mettere da parte quella cifra. Eravamo noi che la allontanavamo pensando che fosse troppo denaro. Per noi era normale avere 5.000 dollari, 10.000 dollari era già una cifra incredibilmente alta.

Capii che queste cifre erano assolutamente arbitrarie dal punto di vista dell’universo e che quindi anche noi saremmo state in grado di ottenerle. Cominciai a immaginare non solo di avere 50.000 dollari in contanti  ma anche di  considerare la cosa come normale.

Quest’ultimo passaggio fu il più difficile dei due. Per poter diventare il genere di persona che ha 50.000 dollari sul conto in banca dovevo arrivare la punto di considerare la cosa come perfettamente normale, anziché qualcosa di fantastico o incredibile. Per fare ciò mi visualizzavo mentre osservavo questa somma in banca e non avevo alcuna reazione di particolare entusiasmo.

Per quanto possa sembrare una contraddizione la cosa funzionò. Riuscimmo ad avere 50000 dollari solo quando cominciammo a considerarla una cifra normale, invece di un colpo di fortuna inaspettato.

Oggi se avessi soltanto 50.000 dollari sul conto mi sembrerebbero pochi.

Se la tua reazione nel leggere è la stessa che abbiamo avuto Erin e io nei confronti dell’agente immobiliare, e stai pensando qualcosa del tipo “Steve sei diventato un bastardo avido ed elitario”, mi sento di dire che non sei sintonizzato sulla frequenza in cui potresti avere anche tu quella somma. Perché ti fai questo? Perché non inviti più denaro nella tua vita invece di respingerlo? Soffri di bassa autostima o cosa?

Tieni a mente che ci sono persone che potrebbero essere altrettanto scandalizzate dal tuo stile di vita opulento, anche se tu lo consideri normale, non da ricchi né eccessivo. Ci sono buone possibilità che tu sia molto più benestante della maggior parte della gente che abita il pianeta. Ciò che sembra normale a te, a qualcun altro potrebbe sembrare un guadagno straordinario. Chi sei tu per poter mangiare ogni volta che hai fame o ricevere assistenza medica quando ne hai bisogno? Se tu sapessi che c’è qualcuno che la pensa così vorresti abbassare il tuo tenore di vita per renderlo contento? Oppure preferiresti aiutarlo ad elevare i suoi standard  di vita almeno al livello che tu consideri normale?

Per un giocatore di poker 60.000 dollari non sono niente

Qualche anno fa studiavo il poker per hobby e una volta mentre guardavo in televisione un torneo vidi che Daniel Negreanu (uno dei migliori giocatori della terra) fu sconfitto e il suo premio fu di 60.000 dollari. Il premo per il vincitore ammontava a circa 1 milione. Nell’intervista che seguì, quando gli fu chiesto che cosa avrebbe fatto con tutto quel denaro, con tono molto sorpreso egli rispose: “denaro, quale denaro?  Ho perso il torneo.” Poi aggiunse ancora, “non so… 60.000 dollari? Che cosa posso fare con questa somma, forse comprare un’automobile?” Si capiva chiaramente che secondo lui 60.000 dollari era un importo quasi trascurabile, non certo una somma consistente. Come se l’intervistatore gli avesse chiesto “Daniel, hai vinto un dollaro, che cosa ne farai” e lui avesse replicato “ non so, magari mi compro una Coca Cola”.

Sicuramente qualcuno giudica altezzoso, arrogante ed elitario questo atteggiamento, ma per me è la conseguenza di una forma mentis improntata alla ricchezza. Questo potrebbe spiegare perché le sue vincite ai tornei di poker avessero superato i 10 milioni di dollari. Se 60.000 dollari per lui rappresentano pochi soldi è perché è un partner vibrazionale per cifre molto più alte. Se 60.000 dollari fossero stati tanti per lui, probabilmente non sarebbe stato in grado di vincere così tanto, e se ci fosse riuscito non sarebbe stato in grado di conservare a lungo quel denaro.

Tra parentesi, Negreanu vive a Las Vegas ed è vegano dal  2003. Ho dovuto dirvelo!

Un uomo d’affari pensa che 24.000 dollari sia un prezzo adeguato per un’ora del suo tempo.

All’inizio di quest’anno ho trascorso alcune ore con un uomo d’affari che chiede 24.000 per una consulenza di un’ora. Sì, la gente gli paga questa cifra! In breve tempo è capace di aiutare i suoi clienti a ottimizzare i loro affari in modo che per loro sia conveniente fare consulenza con lui.

Se gli dicessi che chiedo 500 dollari per un’ora di coaching mi riderebbe in faccia, penserebbe che non ho considerazione di me o qualcosa del genere.

Una consulenza di mezz’ora con quest’uomo vale veramente tanto quanto 24 ore di consulenza con me? Possiede conoscenze di settore, esperienza e intuizione maggiori di 48 volte rispetto alle mie? Ovviamente no. È pagato quella cifra perché è sintonizzato sulle giuste frequenze per riceverla. Per lui è normale. A me sembrerebbe ancora sorprendente e incredibile.”

E’ uscito il mio decimo e-book “Aumenta la produttività – con i consigli di Steve Pavlina”

Come avevo preannunciato negli ultimi  mesi dello scorso anno – introducendo l’argomento con la traduzione gratuita del post I social network sono solo una perdita di tempo? (in tre parti, che trovi qui, qui e qui ) – è uscito il mio decimo e-book “Aumenta la produttività – con i consigli di Steve Pavlina”.

Seguito ideale di Gestisci meglio il tempo – con i consigli di Steve Pavlina ha anch’esso un taglio pratico poiché, pure in questo caso, Pavlina offre tecniche collaudate di persona e che hanno contribuito alla sua crescita personale.

Tuttavia, come è tipico dell’autore, è il caso di sottolineare che ogni metodologia, per quanto tecnicamente perfetta, resta priva di utilità se non è utilizzata all’interno di un quadro di riferimento più ampio: il senso che si dà alla propria vita e quindi al proprio essere produttivi.

La domanda che prima di tutto bisogna porsi è: perché. Perché voglio essere produttivo, per chi, per quale obiettivo. Steve Pavlina ci pone la domanda, dandoci inoltre degli spunti per condurci verso una risposta, che però sta a noi personalmente trovare, in quanto è unica e personale e non può, né deve, essere delegata a qualcun altro.

Leggendo “Aumenta la produttività” imparerai a capire che cosa è la vera produttività e che cosa invece non può essere definitivo tale, quali sono le strategie e i trucchi per migliorarla, quali i principali errori che la danneggiano e come evitarli. Scoprirai la differenza tra l’essere laborioso e l’essere proficuo e, guidato dalle riflessioni di Steve Pavlina, arriverai a capire quale contenuto vuoi dare tu al concetto di produttività, creando la tua personale definizione.

L’e-book comprende un’appendice con le “euristiche” della produttività. Si tratta di regole che aiutano a risolvere problemi, in tutto 99, serie e semiserie, divise in tre sezioni. “Quando un problema è complesso o di vaste proporzioni e non è possibile vederne chiaramente la soluzione ottimale, applicare un’euristica permette di cominciare a progredire verso una soluzione anche quando, dal punto in cui ci si trova, non si riesce a scorgere l’intero percorso.” Per usare la definizione che ne dà lo stesso Pavlina.

L’e-book è vendita in formato e-pub  Lulu o su Streetlib .

 

Edizione:  dicembre 2017

Pagg. 287 (per formato pdf)

Social Network: ripensare alla produttività – Terza parte

Ecco finalmente la parte conclusiva del post di Steve Pavlina “I social network danneggiano la produttività?” che ti avevo promesso e che ti ho fatto aspettare un po’. Nel frattempo spero che tu abbia approfittato del Black Friday che, a fine novembre, ti permetteva di acquistare tutti gli e-book a 1,99 euro l’uno. Se non lo avessi fatto, ora la promozione è finita, e non ti resta altro che tenere d’occhio questo blog in modo da non perderti le prossime offerte!

Se poi è la prima volta che passi di qui e non hai letto la prima e la seconda parte del post, che ti offro tradotto gratuitamente, ti consiglio di farlo ora, cliccando qui e qui, prima di procedere nella lettura. Anche se il testo sotto è valido in se stesso, lo comprenderai molto meglio se cominci dall’inizio.

Eccoci dunque alla terza e ultima parte del post

Come usare i social network produttivamente

(testo di Steve Pavlina – traduzione a cura di Enrica Orecchia)

Ecco alcuni suggerimenti per usare i social network produttivamente. Continua la lettura di Social Network: ripensare alla produttività – Terza parte

Arriva il Black Friday: ogni e-book ti costa solo 1,99 euro

 

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Social Network: ripensare alla produttività – Seconda parte

Nella prima parte del post di Steve Pavlina  – che, ricordo, ho diviso in tre perché molto lungo – l’autore si chiede se i social network siano dannosi per la produttività, cioè se siano una perdita di tempo.

La risposta è “dipende”. Da che uso se ne fa. Numerosi sono i vantaggi che siti come Facebook e Twitter possono offrire, a determinate condizioni.

Se non avessi ancora letto la prima parte, ti consiglio di farlo ora, cliccando qui, prima di procedere oltre nella lettura.

Nella seconda tranche, che propongo qui di seguito, Pavlina si sofferma sull’altra faccia medaglia. E ci racconta quali sono gli svantaggi di utilizzare i social network.

Buona continuazione di lettura.

Social Networking: ripensare alla produttività – Seconda parte

(testo di Steve Pavlina – traduzione di Enrica Orecchia)

Continua la lettura di Social Network: ripensare alla produttività – Seconda parte