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Il pomeriggio della vita – parte 2

Ecco il seguito del post precedente. Se non avessi letto la prima parte la trovi qui.

Il pomeriggio della vita – Parte 2

Nel frattempo stava accadendo qualcosa ancora più pieno di significato: stavo gradualmente imparando che, quando mi concentravo sull’aiutare gli altri, anche i miei bisogni trovavano soddisfazione e i miei desideri personali si realizzavano. Non solo, tutto ciò avveniva praticamente senza sforzo. Non era nemmeno necessario che mi occupassi di raggiungere i miei obiettivi, perché mi cadevano letteralmente nel piatto. Il denaro cominciava a scorrere in maggiore quantità e ben presto ricevetti molto di più di quello che spendevo. Cominciarono a manifestarsi nuovi amici e nuovi contatti che portavano entusiasmanti opportunità. Ciò che volevo mi veniva consegnato letteralmente sulla porta di casa.

Capii che l’universo sa già che voglio e di che cosa ho bisogno. Non è programmato per dire di no ai miei desideri. Vuole che io sia appagato. Ma ha bisogno che sia io a fare la prima mossa. Devo rimanere in uno stato in cui emetto felicità, e a quel punto l’universo può inviarmi la soddisfazione dei miei desideri. Il modo in cui io emetto felicità è aiutando gli altri a essere felici. Se non sei felice l’universo non può portarti ciò che vuoi. I tuoi obiettivi restano non compiuti e i tuoi desideri non soddisfatti. Se pensi che quelle cose ti porteranno maggiore felicità, significa che hai creato un ponte tra quelle nuove esperienze e un particolare stato dell’essere. Per attrarre quelle esperienze nella tua vita devi procedere verso il corrispondente stato dell’essere. In caso contrario, respingerai i tuoi desideri invece di attrarli.

So che sono felice più che mai quando concentro la mia energia nell’aiutare le persone. Questa vibrazione mi dà un senso di beatitudine e attrae nella mia vita la realizzazione di tutti i miei desideri. Quando resto in quello spazio mi sento appagato e pieno di gioia e non devo combattere contro stress o depressione. Quando invece mi allontano da quella forma mentis e mi lascio risucchiare dai valori che la società cerca di impormi, come il successo e il risultato come obiettivi principali della vita, la sensazione di depressione gradualmente ritorna e presto capisco di essere andato fuori strada.

La buona notizia è che quando ti accorgi che ti stai deprimendo e non ti senti contento della tua vita, puoi riorientarti velocemente e cominciare a sentirti di nuovo bene. Lascia scorrere nella mente alcuni pensieri diversi su cosa potresti fare in seguito e fai attenzione a come ti fa sentire ogni pensiero. Poi agisci seguendo il pensiero che ti fa sentire meglio.

In realtà oggi non avevo deciso di scrivere un articolo. Tuttavia, mentre rileggevo le domande di alcuni lettori e pensavo al film di ieri sera, hanno cominciato a venirmi delle idee per un nuovo articolo. Le ho messe giù e, dopo che avevo scritto alcuni paragrafi, ho notato che l’articolo stava cominciando a scriversi. Ho osservato il pensiero di scrivere un articolo e mi è sembrato un pensiero molto felice. Poi ho pensato di metterlo da parte e occuparmene più tardi, ma quel pensiero non mi sembrava altrettanto positivo. Quindi, due ore dopo, eccomi qua che sto ancora scrivendo… e mi sento pieno di gioia e senza sforzo nel farlo. Però sto cominciando ad avere fame!

Non cercare soluzioni del passato. Resta nel presente. Sappi che la tua vita riflette sempre quello che sei. Se ti senti stressato e teso, è perché quella è la persona che sei diventato. Quella è la vibrazione che stai emettendo. Se non ti piace ciò che il mondo ti sta dando è perché ciò che tu dai al mondo non ti fa sentire bene.

La lezione è molto semplice: smetti di agire sulla base di pensieri che non ti fanno sentire bene. Continua a spostarti da un pensiero all’altro finché non trovi quello che ti fa sentire bene. Poi agisci sulla base di esso. Cerca di ottimizzare la sensazione di benessere che ti danno i pensieri in base a cui scegli di agire. Abbandona quelli che non ti fanno sentire bene. Volgiti verso i pensieri che ti fanno sentire al meglio. Lasciali andare e fidati dei pensieri buoni, e smetti di analizzarli spaccando il capello in quattro e annullando le sensazioni positive prima di avere una possibilità di agire sulla loro base. Segui la sensazione di felicità; non ti porterà fuori strada.

Questa mattina mi sentivo un po’ strano. Avvertivo una blanda sensazione di tensione e stress nel mio corpo, per cui mi sono chiesto: “come posso sentirmi nuovamente beato e felice?” La risposta è stata: “fai qualcosa per aiutare qualcuno in questo momento.” Ho pensato che il modo più veloce era twittare qualcosa che avrebbe potuto essere di aiuto a qualcuno. Mi sono messo comodo con quell’intenzione e ho dato tempo alle parole di arrivare. Ho quindi scritto questo semplice messaggio: oggi non hai bisogno di lottare. Postarlo mi ha fatto sentire bene. È servito anche a me come promemoria.

A quel punto mi sono chiesto: “cos’altro posso fare per aiutare qualcuno proprio ora?” Ho quindi pensato di rispondere ad alcune e-mail. Non ho tempo di rispondere a tutte le richieste di consigli che ricevo e faccio di tutto per scoraggiare la gente a scrivermi per chiedermi consigli.  Non trovo pratico rispondere a tutte le domande che mi arrivano ogni giorno, ma di tanto in tanto, quando penso di poter essere di aiuto e quando mi fa stare bene farlo, mi siedo per un’oretta per rispondere alle domande delle persone.

Avevo già risposto a una ventina di e-mail e mi sentivo piuttosto bene quando ho ricevuto il messaggio di una amica come risposta al tweet che avevo scritto prima. Diceva che aveva chiesto all’universo guida e aiuto per superare della confusione nella sua vita e il mio brevissimo messaggio di sette parole soltanto era la risposta di cui aveva bisogno. Leggerla l’aveva fatta sentire rilassata e l’aveva aiutata nel modo in cui aveva bisogno di essere aiutata. La sua e-mail mi ha fatto sentire bene.

Sincronicità interessanti tipo questa si verificano continuamente quando sono in un flusso di felicità e faccio ciò che posso per aiutare gli altri. Al contrario, quando sono troppo preso dall’ambizione personale e perdo di vista il senso, la soddisfazione e lo scopo, le sincronicità scompaiono. Quando le sincronicità riprendono a fluire so immediatamente di essere di nuovo sulla strada giusta. È magico il modo in cui ciò accade. Quando sono in uno stato dell’essere positivo, e mi accorgo che ho un bisogno non soddisfatto, l’universo dice: “Certo, nessun problema. Ecco qua.” Quando non sono allineato con il mio sé più elevato, invece, l’universo mi risponde: “mi spiace non posso aiutarti.”

Un paio di settimane fa, mi trovavo in una libreria e stavo sfogliando alcuni libri di tecnologia. Cominciava a venirmi qualche idea per un nuovo articolo e mi sono detto: “accidenti, questo lo devo scrivere”, ma non avevo né carta e né penna. Frugando nelle mie tasche sono venuti fuori alcuni vecchie matrici di biglietti del cinema, con sufficiente spazio libero per buttare giù alcune idee. A quel punto ho pensato: Okay, ho la carta. Ora mi serve una penna. Mi sono lasciato prendere da un’altra idea e, mentre ci stavo riflettendo sopra, ho fatto un paio di passi, istintivamente mi sono girato e ho visto due penne posate sullo scaffale proprio a fianco a me. Amo quel tipo di servizio. La cosa divertente è che quando cerco di ottenere manifestazioni del genere per i miei interessi personali funziona raramente. Invece accade tutte le volte che sto lavorando su qualcosa per gli altri, come scrivere un nuovo articolo che intendo pubblicare gratis.

Anche tu magari ti senti molto frustrato quando raggiungi il pomeriggio della tua vita e cerchi di applicare le stesse soluzioni che funzionavano quando ti trovavi nel mattino. Per me è stato molto difficile ammettere che quello di cui mi occupavo non mi rendeva più felice e appagato, anche se avevo tutti i motivi per credere che avrei dovuto esserlo. È stata una verità difficile da mandare giù. Non serve ostinarsi a fare le stesse cose che funzionavano in passato, quelle soluzioni smettono di avere efficacia e di solito peggiorano le cose.

Se rincorri la felicità, non la troverai mai. La felicità si trova solo nel presente. È qualcosa che puoi creare in questo momento, solo in questo momento. Provo felicità quando emetto felicità, per esempio quando agisco con l’intenzione di rendere felici gli altri. Quando mi sento un po’ giù mi fermo e dico: “voglio dimenticarmi di me per un momento e fare qualcosa di bello per gli altri”. Allora le sensazioni spiacevoli scompaiono, sostituite da una sensazione di un flusso di felicità. Nella pratica è molto semplice. La sfida è ricordarsi di farlo.

Se vuoi approfondire l’argomento, scoprire come i pensieri creano la tua vita, il potere delle sincronicità e come ordinare all’Universo acquista La legge dell’attrazione.

Il pomeriggio della vita

Ph Hoang Tuan by Pixabay

Se hai qualche decennio alle spalle e hai fatto un pezzo di strada nella tua vita, forse ti sarai accorto che il modo in cui affrontavi e risolvevi i problemi da giovane non funziona più. Ora ti trovi nel pomeriggio della tua vita ed è probabile che tu debba fare alcuni cambiamenti. È il senso del post – tradotto per te – di cui oggi ti propongo la prima parte. Continua a seguire il blog per non perderti la seconda parte.

Parte 1

Ieri sera ho visto un video del Dr. Wayne Dyer intitolato Il cambiamento (film documentario disponibile in italiano con il titolo di The Shitf- Il cambiamento– NdT), che ho trovato molto toccante e fonte di ispirazione. In questo video il Dr. Dyer sostiene che le soluzioni che funzionano al mattino della nostra vita non funzionano altrettanto bene nel pomeriggio.

Quando le vecchie soluzioni non danno più i risultati attesi grande è il nostro smarrimento e notevole la frustrazione. Facciamo quello che pensiamo sia il meglio, ciò che riteniamo sia la cosa giusta e tuttavia, per qualche motivo che ci sfugge, le nostre abituali e fidate routine non funzionano più. Maggiori sono i nostri tentativi, peggio ci sentiamo, come affondassimo in un abisso invisibile. Perché ci succede così?

A un certo momento della nostra vita, i vecchi comportamenti che una volta ci portavano al successo devono essere accantonati per lasciare posto a qualcosa di nuovo. Dobbiamo mettere da parte le lezioni apprese in passato, che ci avevano permesso di avere successo a un determinato livello di consapevolezza (e questo vale anche se pensiamo di aver avuto solo moderatamente successo) per poter diventare qualcosa di più.

Permettimi di raccontarti la mia esperienza personale nell’affrontare questa sfida.

Nei primi anni Duemila mi occupavo con soddisfazione della mia attività di videogiochi. L’attività rendeva bene, il lavoro era interessante e mi piaceva, i clienti erano soddisfatti. Mi davo inoltre parecchio da fare per aiutare gli altri sviluppatori di videogiochi ad avere successo, per un anno sono anche stato presidente di una associazione non profit. Avevo una buona vita, una moglie che mi amava e buoni amici. Avevo obiettivi interessanti e il mio futuro appariva luminoso.

Tuttavia, molto lentamente, per un periodo di tempo durato svariati mesi (forse anche anni), sentito che qualcosa non andava. La mia grinta e la mia motivazione stavano lentamente svanendo. Non ero felice come credevo avrei dovuto essere. Ottenevo quello che volevo ma non era abbastanza. Non riuscivo però a capire che cosa mi mancasse. C’erano altre cose che volevo, che comunque di lì a poco avrei avuto. Avrei dovuto essere molto felice e appagato e per un po’ sembrava che fosse così tuttavia, a poco a poco, cominciavo a sentirmi sempre peggio. C’era qualcosa che non funzionava, ma non riuscivo a capire cosa fosse. Il mio regime alimentare non era adeguato? Non facevo abbastanza movimento, o non facevo gli esercizi giusti? Forse si trattava solo di aggiungere un pizzico di varietà alla mia vita, magari occuparmi di nuovi progetti, leggere di più o frequentare seminari per trovare la risposta. Magari si trattava di dedicare più tempo a meditare o a scrivere sul diario.

Mi sforzavo il più possibile per capire dove fosse il problema, ma ogni volta che credevo di essere arrivato alla soluzione e cercavo di metterla in pratica, non funzionava. Nel migliore dei casi il mio entusiasmo si esauriva dopo pochi giorni e inevitabilmente tornavo alla situazione di depressione. Al più riuscivo a distrarmi con divertimenti, romanzi, videogiochi e altro. Ma permaneva lo stesso un senso di paura, in agguato tra le ombre della mia consapevolezza.

I mesi passavano mentre cercavo nuovi modi di diagnosticare il problema e nuove soluzioni. Le mie entrate cominciavano a diminuire perché non ero motivato a lavorare. Anche i compiti più semplici sulla lista sembravano insolitamente opprimenti. Intuivo che c’era qualcosa di terribilmente sbagliato ma non riuscivo a capire che cosa fosse.

Infine, a metà del 2004, in parte per seguire un capriccio, decisi di recarmi alla conferenza Posso farlo! organizzata dalla casa editrice Hay House’s a Las Vegas. Il primo giorno ascoltai per tre ore il Dr. Dyer parlare sul potere dell’intenzione e di vivere seguendo uno scopo. Riconobbi immediatamente la verità delle sue parole, fu una folgorazione. Per gran parte del suo discorso avevo le lacrime agli occhi e tremavo. Era esattamente ciò che avevo bisogno di sentire. Sapevo che la vita mi era sfuggita di mano in una direzione completamente diversa. Ebbi un improvviso lampo di chiarezza e vidi uno sprazzo del mio futuro. Sapevo che cosa avrei dovuto fare in seguito, ma era troppo da accettare tutto insieme. Sentivo una voce nella mia testa che mi diceva: “il tuo posto è su quel palco”. Anche se dentro di me sentivo che era vero, la prima mia reazione fu molto vicina al panico. Se quello che stavo provando era corretto, ciò significava che avrei dovuto distruggere tutto ciò che avevo costruito negli ultimi dieci anni, compresa l’identità che mi ero creato.

Il resto di quella conferenza fu altrettanto illuminante, anche se non ebbe l’effetto dirompente del primo giorno, ma mi diede modo di conoscere altro ancora che avevo bisogno di sapere. Essere circondato da tantissime persone che, come me, cercavano significato e scopo per la loro vita, fu di incredibile ispirazione.

Impiegai del tempo per tirare le somme di quell’esperienza e comprenderne appieno il significato. I primi mesi mi sentivo come se stessi vivendo in due mondi diversi. La mia realtà esterna era rimasta per lo più immutata, ma dentro di me ero un altro. Ero stato ispirato da un fine più grande, e riuscivo a vedere la strada che mi si apriva davanti. Sapevo di non essere più uno sviluppatore di videogiochi. Avevo qualcosa di più importante da fare ed era venuto il momento di cominciare a occuparmene.

Verso la fine dell’anno lanciai StevePavlina.com, senza sapere del tutto in che modo avrei potuto avere successo su quel percorso. Ma il successo non era così importante per me, all’epoca, perché la nuova strada pareva quella giusta. Mi sentivo come avvolto in uno strato di felicità. Ero così felice di ciò che stavo facendo che non mi preoccupavo che la mia attività di videogiochi incassasse soltanto il 25% di quello che avrei potuto fatturare o che il mio nuovo sito di sviluppo personale mi avesse fruttato solo 167 dollari nei primi sei mesi, cioè diciassette centesimi all’ora, lavorando a tempo pieno.

Spostiamoci avanti velocemente di alcuni anni. L’azienda di videogiochi è una cosa del passato e ora gestisco una fiorente attività di sviluppo personale. La Hay House è l’editore del mio libro. L’anno scorso ho tenuto due discorsi in altrettante conferenze Posso farlo! durante le quali ho anche incontrato il Dr. Dyer e molti altri autori della Hay House.

La visione che avevo avuto nel lontano 2004 era stata misteriosamente profetica.

I cambiamenti esterni sono la conferma della mia avvenuta trasformazione, ma non rendono l’idea del processo che ho dovuto compiere per arrivare a quel punto. I veri cambiamenti sono stati interiori e sono avvenuti nella mia consapevolezza. Invece di collocare al primo posto nella mia vita il successo e la realizzazione, avevo cominciato a pensare in termini di felicità, appagamento, scopo e servizio. Mi ci era voluto parecchio tempo prima di arrivare ad accettare che il semplice atto di aiutare gli altri mi avrebbe reso più felice di quanto sarei stato se avessi raggiunto un obiettivo che aveva valore solo per me stesso. Istintivamente capivo che era così, ma era molto difficile accettarlo. Dal punto di vista razionale mi sembrava che la mia vita avrebbe funzionato meglio se mi fossi occupato dei miei obiettivi personali e mi fossi sforzato di ottenere ciò che volevo per me, invece di fare cose belle per gli altri.

Alla fine mi dissi: “okay, se aiuto la gente mi divertirò moltissimo. Forse avrei dovuto solo focalizzarmi su ciò.” A quel punto la voce del cuore se ne uscì con un: “ma morirai di fame. Resterai senza un soldo. Fallirai. La tua strategia non funzionerà. Devi considerare le priorità. Se non lo fai, le cose si metteranno molto male.”

Per un po’ alimentai quelle paure. Mi sembravano ragionevoli e giustificate, mentre l’alternativa pareva essere poco realistica e piuttosto campata in aria. Risolsi il conflitto diventando curioso. Dovetti ammettere con me stesso che non avevo idea di come funzionasse la vita e che probabilmente tutte le supposizioni che avevo fatto fino a quel momento erano sbagliate. Decisi di provare l’approccio improntato al servizio per vedere che cosa sarebbe successo e di accettare che, anche se il risultato avrebbe potuto essere negativo, comunque dovevo toccarlo con mano. Allo stesso tempo cominciai ad accorgermi di una verità più profonda: se non mi fossi goduto per niente la vita, avrei fallito come essere umano, qualunque cosa avessi realizzato durante il percorso. Cominciai quindi a rendere una priorità l’essere soddisfatto della mia vita, e cominciai a notare che mi sentivo molto, molto bene quando aiutavo gli altri, mentre non mi sentivo altrettanto bene quando ero concentrato esclusivamente su me stesso. Più sperimentavo, più questo mi appariva chiaro.

In attesa di leggere la seconda parte, se vuoi approfondire l’argomento, scoprire come i pensieri creano la tua vita, il potere delle sincronicità e come ordinare all’Universo acquista La legge dell’attrazione.

Non riesci a decidere se restare o andartene?

Sicuramente uno dei post più illuminanti di Steve Pavlina che, nel suo essere relativamente breve, è ancora più efficace e incisivo. Quanti di noi si sono trovati a vivere situazioni stagnanti, maledicendole senza il coraggio di spiccare il volo perché la paura dell’ignoto era più forte? A chi non è non mai successo? Tutti ci siamo sentiti un po’ naufraghi dell’isola. Pur se desiderosi di rientrare nella civiltà, esitiamo però a prendere il mare su una zattera per paura di pericoli che la nostra immaginazione ingigantisce a dismisura.

Eppure non è necessario che sia così difficile. Basta cambiare leggermente prospettiva. Vediamo come.

Qui di seguito trovi la traduzione del post:

La decisione di restare o andarsene

Ti è mai capitato di tollerare una situazione che non ti piace e, nel contempo, di non avere le idee chiare su quale potrebbe essere l’alternativa?

Il tuo lavoro, la tua relazione o il tuo stile di vita non fanno per te ma tu esiti ad abbandonarli?

Immagina di essere bloccato su un’isola, e che l’isola non ti piaccia. È troppo piccola, il tempo è spesso brutto, c’è puzza di pesce marcio. Un giorno ti arrampichi in cima al cocuzzolo più alto e ti guardi intorno: dovunque volgi lo sguardo, tutto ciò che vedi è una distesa infinita di mare.

Che cosa potresti fare?

Hai due possibilità. Restare o andartene.

Se rimani sei sicuro di sopravvivere, ma dovrai mal tollerare una situazione sgradevole per tutto il resto della tua vita. Su quell’isola non sarai mai felice. Passerai l’esistenza a chiederti come sarebbe stato se te ne fossi andato e avessi trovato qualcosa di meglio. Alla fine morirai domandandoti che cosa avrebbe potuto essere.

Se costruissi una zattera e prendessi il mare allontanandoti dall’isola potresti dover affrontare svariate avversità. Come sopravviverai durante viaggio? Come navigherai? Che cosa succederebbe se ti perdessi in mezzo al mare? Potresti morire di sete o di fame o per assideramento. Potresti imbatterti in una tempesta o essere attaccato dagli squali. Niente e nessuno ti garantisce che sopravviverai. Parrebbe più sicuro restare sull’isola.

Questo modo di ragionare ben rappresenta il modo in cui molte persone affrontano le decisioni difficili tra restare in una situazione o andarsene. Si sentono come se dovessero compiere un salto di fede verso un rischio sconosciuto, un ignoto che potrebbe essere pieno di tempeste, squali, scarsità di risorse e altro ancora. È naturale che, se a questione è posta in questi termini, scelgano di restare sull’isola. Questo ragionamento le mantiene bloccate dove si trovano.

Questo modo di pensare, però, è solo un punto di vista. Forse ti sembra un paragone ragionevole perché descrive bene il modo in cui a volte le persone si sentono quando si trovano di fronte alle decisioni importanti della vita. Ma esso non rappresenta i rischi veri. Questo modo di pensare affastella un cumulo di credenze limitanti e le fa apparire come pericoli reali.

Se lasci il tuo lavoro difficilmente sarai divorato dagli squali. Lo stesso se interrompi una relazione che non ti appaga. Idem se ti trasferisci in una nuova città. Vero, ci sono rischi, ma sono rischi che puoi affrontare e gestire. Inoltre, nella maggior parte di questi cambiamenti lo scenario peggiore che potrebbe capitare non sarebbe così negativo: si tratta probabilmente di rischi che certi professionisti, per esempio gli avvocati divorzisti, gestiscono senza battere ciglio come parte della loro routine quotidiana. Il cambiamento che per te è straordinario equivale a una quisquilia nella giornata ordinaria di qualcun altro.

Mentre mi trovavo ad affrontare cambiamenti che all’epoca mi sembravano di grande portata, per esempio una bancarotta e un divorzio, mi colpì quanto invece queste esperienze fossero banali per coloro che dovevano occuparsi della parte burocratica e della relativa documentazione. Le esperienze che a me hanno cambiato la vita, per qualcun altro non sono state niente di più speciale di bere una tazzina di caffè. Anche quando sono stato arrestato svariate volte da adolescente [vicenda accennata nell’e-book Gestisci meglio il tempo– NdT] per i poliziotti e i giudici che si sono occupati del caso la mia situazione non è stata niente di neanche lontanamente memorabile. Ci sono voluti solo pochi minuti del loro tempo in una giornata di routine.

Consideriamo ora un diverso scenario. Lasciamo perdere l’esperienza straordinaria del tizio che è naufragato su un’isola deserta. E sostituiamola con qualcosa di un po’ più gestibile.

Ti trovi sempre sull’isola di cui abbiamo già parlato e la situazione è quella descritta. Ora però, quando arrivi sul punto più alto e ti guardi intorno, riesci a scorgere altre isole. Se costruissi una zattera, riusciresti sicuramente a raggiungerne una. Ma sulla zattera lo spazio è limitato e sarai costretto a lasciare sul posto molti degli oggetti che ti sono familiari. Dovrai abbandonare la tua preziosa capanna che hai faticato tanto a costruire e a riparare dopo innumerevoli tempeste. Se ti trasferisci su un’altra isola dovrai ricominciare daccapo.

Dov’è il problema? La gente ricomincia daccapo in ogni momento. Non è la fine del mondo. Non farne un dramma, è solo un normale aspetto della vita con cui di tanto in tanto tutti ci confrontiamo. E continueremo a trovarci in situazioni di questo tipo per tutto l’arco della nostra esistenza. Ci saranno sempre nuovi inizi.

Sicuramente puoi portare con te sulla nuova isola le capacità che hai appreso sulla vecchia. Hai costruito una capanna una volta, sei in grado di farlo di nuovo. Grazie all’esperienza accumulata sulla prima isola impiegherai molto meno tempo a ricostruirti una nuova vita da qualche altra parte. Ti adatterai a tutte le altre novità. Forse il viaggio ti sembrerà sgradevole o stancante. Il sole ti brucerà la pelle. Ma è ragionevole aspettarti che almeno una di queste isole sia meglio della tua isola puzzolente. Sai già che la tua situazione attuale non ti piace. Potresti persino prendere in considerazione l’eventualità di andare in esplorazione per trovare qualcosa di meglio.

Un fattore che ti tiene bloccato sulla tua isola è che non accetti che il viaggio sia sgradevole. Anche se così fosse, sappi che sei in grado di accettare la fatica, patire un’eventuale insolazione e accogliere la sfida di ricostruire la tua vita altrove. Devi essere disposto a pagare quel prezzo.

Se ti trovi ad affrontare un cambiamento impegnativo in che consisterà il prezzo da pagare? Si tratterà di fare i bagagli e andartene? Ridimensionare il tuo tenore di vita per qualche tempo? Occuparsi di una montagna di documenti? Se fossi disposto ad accettare di pagare il prezzo che c’è da pagare riusciresti a navigare il cambiamento?

A volte non riusciamo a fare chiarezza solo perché non ci va di pagare il prezzo che il cambiamento ci impone. Non abbiamo voglia di rinunciare al nostro tenore di vita. Odiamo essere criticati o trovarci in imbarazzo. Non ci piace doverci occupare di una quantità di documenti. Non vogliamo dover passare per un altro inizio. Ma quando una transizione ha un prezzo definito, la chiarezza di cui abbiamo bisogno è già lì. Paga il prezzo e fai il cambiamento. Oppure non pagare il prezzo e resta dove sei.

Non farne una questione più grossa di quella che è. Se dovrai dormire in macchina, non affrontare la cosa come si trattasse di una tempesta mortale. Se sarai costretto a chiedere scusa, non trasformarlo in uno squalo. Se ti toccherà occuparti di un bel po’ di documenti … be’, quest’ultimo sì che è un guaio grosso. Tuttavia… sopravviverai.

Le credenze limitanti sono una scusa

Il titolo, provocatorio, serve a introdurre con più forza l’idea espressa da Steve Pavlina per cui spesso le convinzioni limitanti sono addotte come comode scuse per non muoversi e non agire. Come se, finché non le abbiamo superate, fossimo autorizzati a restare nella nostra calda cuccia senza far niente per migliorare la nostra situazione. Il significato del post è che invece non bisogna aspettare di aver eliminato le nostre paure ed idee sbagliate per agire, ma cominciare a muoverci oggi steso, man mano che lavoriamo per dissipare le idee che ci limitano.

Ecco il post, che ho tradotto per te.

Cerchi l’approvazione delle tue credenze limitanti?

Non ti è necessario superare le tue credenze limitanti prima di passare all’azione. Pensare di doverti liberare di tutte le tue attuali convinzioni limitanti è solo una tattica per rimandare, giusto? Rivoluzionare le tue idee è un prerequisito non necessario per agire. Pensare di dover prima modificare le tue convinzioni è come cercare di convincere un genitore che ha dubbi sul fatto che tu vada nel mondo e abbia successo. Niente che tu possa dire lo convincerà. Anche se tu dovessi uscire nel mondo e avere successo probabilmente lui non si convincerà.

Se dici a qualcuno che vuoi diventare imprenditore, per esempio, e questa persona ti ride in faccia, hai bisogno di convincerla per provarci? Devi proprio parlare con lei per dimostrarle che sei disposto a metterci l’impegno necessario? Certo che no. Limiti a dire: “Che vadano a quel paese chiunque ha dei dubbi su di me!” e poi agisci.

Se in futuro avrai un successo strepitoso si convinceranno? Credo proprio di no. Troveranno sempre motivi per dubitare di te o sminuire il tuo successo.

Walt Disney si rammaricava che suo padre, Elias Disney, non capì mai il successo che Walt aveva raggiunto. Questo non gli impedì di agire, però. Walt ebbe numerosi successi e altrettanti fallimenti. Anche dopo aver vinto molti Academy Awards non ottenne mai l’approvazione di suo padre.

Che cosa potrebbe capitarti se i tuoi fallimenti dovessero essere più grandi e più numerosi dei tuoi successi? Qualcuno potrebbe dirti “ti avevo avvertito!” Ma chissenefrega! Chi te l’ha chiesto! È facile predire il fallimento degli altri, non dare importanza a quelle parole. Meriti molto più credito per quello che hai fatto e per quanto hai imparato dall’esperienza.

Che relazione hai con le tue preoccupazioni, i tuoi dubbi e le tue credenze limitanti?

Brami l’approvazione di parti di te stesso che non te la concederanno mai?

Ti preoccupi che queste parti di te alla fine ti dicano: “te l’avevo detto”?

Niente di questo è importante. Non sono motivi validi per trattenersi. Ci saranno parti di te che non saranno mai convinte e non è nemmeno necessario che lo siano.

Smettila di cercare l’approvazione delle parti di te che hanno dubbi e non collaborano. Non pensare nemmeno di dover dimostrare loro che hanno torto. Alza gli occhi al cielo, come farebbe una persona d’azione di fronte a uno scansafatiche pieno di dubbi.

Se proprio vuoi stare a discutere con quelle parti di te, fallo quando sei in movimento, non come prerequisito per agire. Potresti essere ancora più fortunato di Walt Disney. Forse il tuo genitore interno alla fine verrà a dirti: “ho sbagliato a dubitare di te. Sono molto orgoglioso di te. Hai avuto un successo straordinario. Non avrei mai detto che saresti riuscito a volare con quelle enormi orecchie flosce!”.

Il potere delle parole

Il post che oggi ti propongo tradotto gratuitamente sottolinea il grande potere delle parole e si collega direttamente alla frase che ho scelto per questo mese, che puoi leggere nella barra a destra. Le parole non sono solo flatus voci, sostiene Pavlina, hanno un enorme potere di influenzarci, quando le leggiamo o le ascoltiamo e, ci invita a riflettere l’autore, di creare conseguenze anche importanti sugli altri, quando a pronunciarle siamo noi.

Le parole sono azioni

Si dice solitamente che sono le azioni che contano, le parole non hanno tutta questa importanza.

Questo modo di pensare sarà anche diffuso ma non corrisponde al vero.

Le parole sono enormemente importanti. Le parole sono azioni e hanno un grosso peso, almeno tanto quanto qualsiasi altro tipo di azione.

Continua la lettura di Il potere delle parole